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ArtCraft: come hanno clonato le app Adobe con Claude Code

I cloni open source di Photoshop e Premiere hanno un nome: ArtCraft. Nei repository ho cercato gli strumenti usati, il ruolo di Claude Code e degli agenti paralleli, e cosa separa una replica da un’alternativa pronta al lavoro.

Photoshop, Illustrator, Premiere, Lightroom e altri programmi Adobe ricostruiti come applicazioni open source, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il progetto si chiama ArtCraft, è guidato dallo sviluppatore Brandon Thomas e ha una caratteristica che rende la notizia interessante: il codice è pubblico, quindi possiamo guardare oltre i video virali e capire come viene costruito.

Gli strumenti che emergono dalle fonti sono Claude Code, Claude Opus 5.5 e Rust, insieme ad agenti che lavorano in parallelo, Git e test automatici. La domanda utile è come siano stati combinati per passare da «vorrei un’alternativa a Photoshop» a un’applicazione con livelli, maschere, formati di file e comandi eseguibili.

Ho esaminato repository, istruzioni agli agenti, commit e documenti di avanzamento al 17 ottobre 2026. Questa è una ricostruzione documentale del metodo: non una recensione basata su un mio utilizzo professionale della suite.

ArtCraft: quali applicazioni Adobe hanno ricostruito

Nel suo annuncio originale, Thomas presenta sette applicazioni native scritte in Rust. Le corrispondenze spiegano subito l’ambizione del progetto:

Applicazione ArtCraftProgramma di riferimentoAmbito
PhotoCraftPhotoshopFotoritocco e composizione
VectorCraftIllustratorGrafica vettoriale
FilmCraftPremiere ProMontaggio video
LightCraftLightroomSviluppo fotografico
EffectCraftAfter EffectsEffetti e animazione
DesignCraftInDesignImpaginazione
PdfCraft, inizialmente PrintCraftAcrobat ProDocumenti PDF

“Cloni” è la parola con cui il caso è diventato virale. Descrive bene la somiglianza cercata in interfacce e funzioni; la compatibilità completa e l’affidabilità sul lavoro restano obiettivi da verificare. L’autore stesso invita a segnalare problemi e contribuire allo sviluppo.

I repository si trovano nell’organizzazione GitHub storytold. Da lì conviene partire anche per i download: intorno al nome ArtCraft sono già comparsi siti e guide indipendenti.

Con quali strumenti l’hanno fatto, concretamente

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Claude Code e Claude Opus 5.5

Claude Code è l’agente di sviluppo; Opus 5.5 è il modello documentato in parte del lavoro. Non è soltanto un’attribuzione ripresa dai giornali: un commit di Brandon Thomas del 6 ottobre accredita Claude Opus 5.5. Altri commit collegano la relativa sessione Claude; una issue del progetto riporta esplicitamente l’uso di Claude Code.

Questo permette di attribuire gli strumenti a lavoro effettivamente registrato. Non permette di dire che ogni riga della suite sia stata generata dallo stesso modello: i repository ricevono contributi e continuano a cambiare.

Il vantaggio di un coding agent è poter lavorare sul progetto: leggere file, modificare l’implementazione, compilare, eseguire test e usare gli errori per correggere il tentativo successivo. Ho spiegato questo modo di lavorare nella guida a Claude Code.

Rust, interfaccia egui e grafica wgpu

La scelta di Rust riguarda il software prodotto. Nel caso PhotoCraft, la documentazione descrive un motore separato dall’interfaccia: egui/eframe per la UI e wgpu per il rendering sulla GPU. Un compositore CPU viene usato come riferimento per confrontare il comportamento di quello GPU.

Questa separazione è utile anche per gli agenti. Si può lavorare su una funzione del motore e verificarla senza dipendere da un clic eseguito manualmente nell’interfaccia. Le istruzioni di sviluppo documentano build, test e controlli del codice con gli strumenti dell’ecosistema Rust, fra cui Cargo e Clippy.

Più agenti, ciascuno sul proprio lavoro

Nel documento di avanzamento di EffectCraft c’è un dettaglio significativo: il progetto descrive attività di agenti Opus 5.5 in Git worktree separati, con test. Un worktree è una copia di lavoro collegata allo stesso repository: consente di sviluppare modifiche diverse senza scrivere tutti sugli stessi file.

Il documento racconta anche una singola ondata di lavoro con cinque agenti paralleli in circa un’ora e mezza. È un dato dichiarato dal progetto su quella specifica attività, non il tempo necessario a ricostruire After Effects o l’intera suite.

Il parallelismo aiuta quando i compiti sono separabili. Poi occorre integrare il codice e controllare che le modifiche funzionino insieme: è lì che si misura la qualità del risultato.

Il metodo: funzioni osservabili, istruzioni e verifiche

Leggendo i materiali del progetto emerge un processo più concreto di un unico prompt miracoloso. Le istruzioni AGENTS.md di PhotoCraft definiscono architettura, limiti e regole per lavorare sul codice. Specifiche pubbliche e comportamento osservabile delle applicazioni servono a descrivere ciò che la nuova implementazione deve fare.

Per capire il lavoro, prendiamo un’esportazione PSD. Disegnare il pulsante “Salva” è una piccola parte del problema: bisogna rappresentare livelli e maschere, scrivere il formato, riaprire il file e verificare che i contenuti siano rimasti corretti. Un agente può implementare e correggere questi passaggi, purché abbia esempi e criteri di successo controllabili.

Un caso documentato è indd-utils, collegato ai formati di impaginazione. Gli autori descrivono l’analisi di documenti INDD e il confronto con versioni IDML, dichiarando anche limiti del metodo. È un esempio di quanto contino i file di prova: il modello deve confrontarsi con risultati attesi, non soltanto produrre codice che compila.

La ricetta che ricaverei da questo lavoro è: definire una funzione, assegnarla a un agente, chiedere una prova ripetibile, integrare e riprovare. È una sintesi del metodo osservato, non la trascrizione di un prompt privato dell’autore.

E REA? Perché viene citato insieme ai cloni Adobe

REA, cioè Reverse Engineer Anything, è un altro progetto: mette strumenti di analisi a disposizione degli agenti attraverso MCP e CLI. È comprensibile accostarlo a una storia di software ricostruito con l’AI.

Il collegamento, però, è diventato più forte delle prove. L’articolo di Decrypt che racconta insieme REA e ArtCraft precisa nel testo che ArtCraft non è stato costruito con REA. Nei repository esaminati ho trovato riscontri per Claude Code e Opus 5.5, senza una prova equivalente dell’impiego di REA per questa suite.

Quindi, se cerchi gli strumenti usati per il caso Adobe, parti da Claude Code, Opus e Rust. Il repository REA riguarda invece un possibile strumento d’indagine. Le due cose possono convivere in un flusso di sviluppo, ma non vanno fuse retroattivamente nella storia di ArtCraft.

La parte più interessante: anche le app possono essere guidate da agenti

PhotoCraft espone le azioni del motore attraverso interfaccia grafica, CLI, canale JSON e server MCP. Questo apre un secondo utilizzo degli agenti: costruire un editor e poi usarlo per svolgere lavori.

Il README del progetto descrive questa architettura. Un flusso potrebbe aprire un documento, applicare modifiche e produrre un’esportazione attraverso comandi espliciti. La possibilità tecnica va poi verificata sul documento e sull’operazione richiesti.

Per chi produce materiali, corsi e contenuti, è un aspetto da seguire: strumenti creativi controllabili e componibili in un’automazione. La distinzione fra istruzioni e strumenti rimane quella della mia guida a Skills e MCP.

Quanto sono pronti a sostituire Adobe?

Il progetto è reale, ma una demo convincente non risolve automaticamente compatibilità, stabilità e qualità dell’output.

Nel rapporto PhotoCraft riferito al 10 ottobre, il progetto stimava circa il 76% di ampiezza funzionale e circa il 45% di prontezza per lavoro professionale, definendosi alpha. Sono autovalutazioni datate, non un benchmark indipendente dell’ultima release. Il documento distingue persino le voci di menu collegate dal comportamento effettivamente equivalente.

È una distinzione sana: avere un filtro nel menu, ottenere un’immagine e produrre lo stesso risultato su cento file diversi sono tre traguardi differenti.

Io farei una prova su copie di materiali reali: apertura, modifica, salvataggio e rilettura nel programma di origine. Per un video aggiungerei sincronizzazione audio ed esportazione; per la grafica, font, colore e trasparenze. Sono verifiche da completare prima di affidargli una consegna.

Cosa rende questo caso importante

ArtCraft mostra quanto si sia accorciata la distanza fra un’idea ambiziosa e un software che si può scaricare, leggere e modificare. Claude Code, modelli capaci di programmare, lavoro parallelo e test permettono di affrontare un progetto su una scala prima difficile per un gruppo piccolo.

Per me l’opportunità più concreta è costruire strumenti adatti al proprio lavoro: un editor specializzato, un convertitore, un’automazione creativa. ArtCraft rende visibile questa possibilità; la qualità finale dipende ancora da specifiche, integrazione e prove sui risultati.

Domande frequenti

Con quale AI hanno ricostruito le app Adobe?

Le fonti del progetto documentano Claude Code e Claude Opus 5.5. Le applicazioni sono scritte in Rust; i materiali di EffectCraft descrivono anche agenti paralleli su worktree Git separati. Questi riscontri non significano che ogni contributo della suite usi un solo modello o strumento.

Hanno usato REA per creare ArtCraft?

Non risulta dalle fonti primarie esaminate. Decrypt, che tratta i due progetti nello stesso articolo, precisa che ArtCraft non è stato costruito con REA. REA è un toolkit distinto per l’analisi software assistita da agenti.

ArtCraft è già equivalente alla suite Adobe?

No: l’equivalenza completa non è dimostrata. I documenti del progetto descrivono limiti e stato alpha. Bisogna verificare le funzioni necessarie, la compatibilità dei propri file e la qualità delle esportazioni.

È tutto il risultato di un unico prompt?

I repository mostrano sviluppo continuo, correzioni, test e contributi. Non c’è una prova pubblica che l’intera suite sia stata completata con un solo prompt. I tempi riportati per singole attività non vanno attribuiti a tutto il progetto.

Posso far usare queste app a un assistente AI?

PhotoCraft documenta comandi del motore accessibili anche via CLI, JSON e MCP. Questo consente integrazioni con agenti, ma ogni flusso va provato: l’esistenza del collegamento non certifica automaticamente una modifica o un’esportazione riuscita.

Fonti e approfondimenti

Repository, commit e documenti consultati il 17 ottobre 2026. Le stime di avanzamento e i tempi di sviluppo citati sono dichiarazioni dei rispettivi progetti.

Per gli approfondimenti pratici su agenti AI, strumenti creativi e automazione, trovi le guide video sul mio canale YouTube.

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Francesco Gruner
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Sono un consulente IT, divulgatore e imprenditore tech. Mi occupo di automazione, AI e gestione di sistemi e infrastrutture IT, cercando soluzioni semplici a problemi complessi. Qui condivido strumenti, esperimenti e idee utili.

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