L’ANALISI
OpenAI Agents API: cosa gestisce davvero l’harness Codex
La nuova API orchestra contesto, strumenti e subagenti, ma lascia allo sviluppatore la scelta e la responsabilità dell’ambiente di esecuzione.

In breve: Agents API evita di costruire da zero orchestrazione, compattazione e delega multi-agente. Non è però un runtime interamente self-hosted: OpenAI ospita e mantiene l’harness, anche quando l’esecuzione avviene su infrastruttura controllata dal cliente.
Che cosa include il servizio
La beta pubblica espone il medesimo tipo di harness usato da Codex. Una richiesta definisce attività, modello, strumenti e ambiente; il servizio coordina la sessione e restituisce eventi e risultati senza chiedere al team di implementare tutta la macchina di orchestrazione.
Contesto e strumenti
La compattazione automatica conserva le informazioni rilevanti quando una sessione si avvicina al limite di contesto. Tool search carica le definizioni quando servono, mentre le chiamate programmatiche possono eseguire strumenti in parallelo, concatenare operazioni e filtrare i dati prima di riportarli nel contesto del modello.
Subagenti e ambienti di esecuzione
Il supporto multi-agente divide un lavoro in parti indipendenti con contesti separati. Per il calcolo si può scegliere una sandbox gestita da OpenAI, la propria infrastruttura o provider integrati; questa flessibilità non cambia il fatto che l’harness rimane un servizio OpenAI.
Costi, confini e limiti
Durante la beta OpenAI non applica un costo aggiuntivo specifico per Agents API, ma si pagano token e strumenti e può esserci un costo separato per la sandbox. Restano da misurare affidabilità, latenza, consumo, isolamento, gestione dei segreti e qualità del recupero dopo errori su workload reali.
Checklist prima di adottarla
- Definire il confine tra harness gestito e ambiente di esecuzione.
- Provare un task lungo con compattazione e controllare cosa viene conservato.
- Limitare strumenti, permessi, rete e accesso ai segreti per ogni agente.
- Misurare token, tool call, costo sandbox, latenza e tasso di recupero.
- Testare errori parziali, timeout, idempotenza e rollback delle azioni.
- Confrontare una sandbox gestita con l’infrastruttura propria usando lo stesso workload.