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Il Digital Omnibus rinvia le regole ad alto rischio, ma lascia intatto l’articolo 50: guida pratica agli obblighi di trasparenza per creator, professionisti, agenzie e piccole imprese.

L’AI Act è stato rinviato al 2027. Sì, ma non tutto: lo slittamento riguarda alcune regole per i sistemi ad alto rischio, non gli obblighi di trasparenza più vicini al lavoro di creator, professionisti, agenzie e piccole imprese.
Il Digital Omnibus è entrato in vigore il 27 luglio 2026, mentre l’articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026. Sono entrambe date pubblicate dalla Commissione europea.
Ho confrontato le scadenze indicate nelle fonti ufficiali per capire che cosa cambia per chi produce e pubblica testi, immagini, audio o video. La Commissione precisa che a tutti gli obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche.
Questa è una lettura operativa, non un parere legale.
Il Digital Omnibus non ha rinviato l’intero AI Act al 2027. Lo slittamento riguarda scadenze specifiche per i sistemi ad alto rischio.

Il Digital Omnibus è entrato in vigore il 27 luglio 2026, come riporta la Commissione europea nelle FAQ sull’AI Act.
La timeline ufficiale della Commissione europea distingue così le varie fasi:
| Data | Che cosa succede |
|---|---|
| 27 luglio 2026 | Il Digital Omnibus entra in vigore |
| 2 agosto 2026 | Iniziano ad applicarsi gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 |
| 2 dicembre 2026 | Termina il periodo transitorio per l’obbligo di marcatura previsto dall’articolo 50, paragrafo 2, limitatamente ai sistemi generativi già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 |
| 2 dicembre 2026 | Si applicano i divieti relativi ai sistemi che generano deepfake sessuali non consensuali e materiale pedopornografico |
| 2 dicembre 2027 | Si applicano le regole per i sistemi ad alto rischio dell’allegato III |
| 2 agosto 2028 | Si applicano le regole per i sistemi AI integrati nei prodotti fisici regolamentati dell’allegato I |
Le regole sui sistemi ad alto rischio dell’allegato III slittano quindi al 2 dicembre 2027. La pagina FAQ della Commissione europea indica tra i prodotti fisici regolamentati i dispositivi medici, i giocattoli e gli ascensori, con scadenza al 2 agosto 2028.
L’articolo 50 segue però una timeline diversa: gli obblighi di trasparenza iniziano ad applicarsi dal 2 agosto 2026. La Commissione europea ne indica quattro:
La Commissione elenca la marcatura leggibile dalla macchina e la dichiarazione al pubblico come due obblighi distinti, in capo a soggetti diversi. La marcatura riguarda il fornitore del sistema, mentre la dichiarazione riguarda chi lo usa.
Attenzione però: la proroga fino al 2 dicembre 2026 vale soltanto per l’obbligo di marcatura previsto dall’articolo 50, paragrafo 2, e soltanto per i sistemi di AI generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026. Tutti gli altri obblighi dell’articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. Anche i sistemi nuovi devono essere conformi da quella data.
La Commissione precisa inoltre che a tutti questi obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche. Questa resta una lettura operativa delle scadenze, non un parere legale.
L’articolo 50 regola la trasparenza in alcune interazioni e per alcuni contenuti generati o manipolati artificialmente. Non impone lo stesso obbligo al fornitore del sistema e a chi lo usa per pubblicare un output.
La Commissione europea individua quattro situazioni. Specifica inoltre che a tutti questi obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche.
Questa è una lettura operativa, non un parere legale.
Chi fornisce un sistema AI che interagisce direttamente con una persona deve assicurarsi che l’interlocutore sappia di avere a che fare con un sistema di intelligenza artificiale.
L’esempio più ovvio è un chatbot aperto al pubblico. Che sembri umano oppure no è secondario: l’utente deve sapere che sta interagendo con un sistema AI.
Chi fornisce un sistema generativo deve marcare gli output in un formato leggibile dalla macchina e renderli riconoscibili come contenuti generati o manipolati artificialmente.
La Commissione europea indica che le soluzioni tecniche devono essere efficaci, interoperabili, affidabili e adeguate per quanto tecnicamente possibile. Vanno considerate anche le caratteristiche dei diversi contenuti, i limiti tecnici, i costi di implementazione e lo stato dell’arte.
Per i sistemi di AI generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 è previsto un periodo transitorio di quattro mesi, fino al 2 dicembre 2026. La proroga riguarda soltanto l’obbligo previsto dall’articolo 50, paragrafo 2, cioè la marcatura dei contenuti sintetici in un formato leggibile dalla macchina.
Non è un rinvio generale dell’articolo 50. Tutti gli altri obblighi previsti dall’articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. I sistemi generativi immessi sul mercato da quella data devono rispettare subito l’obbligo di marcatura.
Chi usa sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte a questi sistemi.
In questo caso l’obbligo riguarda chi usa il sistema, non chi lo fornisce.
Chi usa un sistema generativo per produrre o manipolare immagini, audio o video che costituiscono un deepfake deve dichiarare al pubblico che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente.
Qui l’obbligo non resta sulle spalle di chi ha costruito il sistema: riguarda chi lo usa e pubblica il risultato.
Bisogna quindi separare due livelli:
La Commissione europea li elenca come due obblighi distinti, in capo a soggetti diversi.
Chi usa un sistema AI per generare o manipolare un testo pubblicato allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve dichiarare che il testo è stato generato o manipolato artificialmente quando il testo non è passato da revisione umana o controllo editoriale.
La formulazione conta: non dice che ogni frase passata da un modello debba ricevere la stessa etichetta. Collega l’obbligo a una categoria di contenuti e a uno scopo preciso.
L’esenzione richiede entrambe le cose: una revisione nel merito o un controllo editoriale e una persona fisica o giuridica che si assuma la responsabilità editoriale della pubblicazione. Una rilettura solo formale, per esempio il controllo ortografico o la correzione grammaticale, non è revisione umana o controllo editoriale.

Se usi strumenti come quelli descritti nella mia guida a Claude Code, la presenza di un modello nel workflow non basta per stabilire l’obbligo. Devi verificare il tuo ruolo, il tipo di output, lo scopo della pubblicazione e l’eventuale applicazione delle eccezioni indicate dalla Commissione europea.
Fornire un sistema e usarlo non sono la stessa cosa. Ignorare questa distinzione porta a due errori opposti: caricarsi un adempimento del vendor oppure trascurarne uno collegato a ciò che si pubblica.

Secondo la Commissione europea, nei casi previsti dall’articolo 50 il fornitore deve:
Chi usa il sistema deve invece:
La Commissione elenca la marcatura leggibile dalla macchina e la dichiarazione al pubblico come due obblighi distinti, in capo a soggetti diversi. La marcatura spetta al fornitore del sistema, mentre la dichiarazione spetta a chi lo usa, quando pubblica testi generati o manipolati che non sono passati da revisione umana o controllo editoriale. La Commissione precisa inoltre che a tutti questi obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche.
Il nome del modello non cambia il ragionamento. Puoi usare Claude Opus 5, Kimi o qualsiasi altro sistema: le domande restano «lo sto fornendo o usando?» e «che cosa sto pubblicando?».
Per un’agenzia la risposta può cambiare da un progetto all’altro. In un caso usa un servizio generativo interno; in un altro integra un sistema destinato direttamente agli utenti. Trattare i due workflow come equivalenti è un errore.
Questa è una lettura operativa, non un parere legale.
No. La Commissione europea non indica un obbligo generale di dichiarare qualsiasi contenuto realizzato con l’intelligenza artificiale.
Per chi usa un sistema di AI generativa, l’articolo 50 richiede una dichiarazione al pubblico in due casi specifici:
La Commissione europea precisa che a tutti gli obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche.
«Etichetto tutto» e «non dichiaro nulla perché uso un tool commerciale» sono entrambe scorciatoie. Ignorano ruolo, output e scopo.
Usare un modello come supporto alla scrittura, pubblicare un testo generato per informare su una questione di interesse pubblico e produrre un video che costituisce un deepfake sono tre situazioni diverse.
Lo stesso metodo vale quando l’AI produce software. Nel pezzo sulla sicurezza del vibe coding con agenti AI ho insistito sul non trattare l’output come una scatola nera. Qui il rischio è normativo, non tecnico, ma il principio resta valido: documentare che cosa fa il sistema e dove interviene una persona.
Io non partirei da una scritta «fatto con AI» applicata indiscriminatamente. Partirei da una mappa minima di sistemi, contenuti e ruoli.

Questa è una lettura operativa, non un parere legale.
Elenca gli strumenti che generano o manipolano:
Non serve un registro da cento pagine. Serve sapere dove entra l’AI, chi fornisce il sistema, chi lo usa e quali output arrivano al pubblico.
Per ogni sistema chiediti se lo usi come strumento oppure se offri a terzi un’esperienza basata sull’AI.
La Commissione europea distingue quattro obblighi di trasparenza:
Se integri un sistema conversazionale in un servizio pubblico, non presumere che il produttore del modello gestisca ogni adempimento. Verifica chi fornisce il sistema e chi lo usa nel singolo workflow.
Se la documentazione del fornitore non chiarisce il ruolo, io lo segno come «non verificato». Per risolverlo servono il contratto, le caratteristiche dell’integrazione e il testo vigente applicabile.
Per immagini, audio e video, verifica se il contenuto costituisce un deepfake.
Per i testi, controlla se sono stati generati o manipolati dall’AI, se vengono pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico e se non hanno ricevuto revisione umana o controllo editoriale.
Questi controlli devono stare nel workflow editoriale, non nella memoria di chi preme «pubblica».
La Commissione europea le elenca come due obblighi distinti, in capo a soggetti diversi.
La marcatura leggibile dalla macchina prevista dall’articolo 50, paragrafo 2, riguarda chi fornisce il sistema generativo. La dichiarazione al pubblico riguarda invece chi usa il sistema per generare o manipolare deepfake oppure testi destinati a informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, quando quei testi non sono stati sottoposti a revisione umana o controllo editoriale.
Vanno quindi controllati entrambi gli aspetti:
Una formula operativa può essere:
Contenuto generato o manipolato con un sistema di intelligenza artificiale.
È una proposta redazionale, non una formula ufficiale. Testo e posizione vanno adattati al contenuto e alle indicazioni applicabili.
Se la dichiarazione è necessaria, non nasconderla e non renderla ambigua. Attenzione però: la Commissione europea specifica che a tutti questi obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche. Vanno verificate sul singolo caso.
Quando non riesco a classificare un contenuto, non parto dal nome del tool. Guardo output e scopo.
Prima di pubblicare, rispondo a queste domande:
Se manca una risposta decisiva, segno il caso come «non verificato». Per chiarirlo servono la documentazione del sistema, il processo editoriale realmente usato e il testo normativo applicabile.
Attenzione al periodo fino al 2 dicembre 2026: non è un lasciapassare generale. La proroga riguarda solo l’obbligo di marcatura previsto dall’articolo 50, paragrafo 2, e solo i sistemi di AI generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026.
Tutto il resto dell’articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026. Anche i sistemi generativi immessi sul mercato da quella data devono rispettare subito l’obbligo di marcatura.
La Commissione europea precisa inoltre che a tutti gli obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche. Vanno quindi verificate sul caso concreto, non presunte.
«AI Act rinviato al 2027» comprime scadenze diverse in un titolo comodo, ma poco utile.
Il Digital Omnibus è entrato in vigore il 27 luglio 2026. Come riporta la Commissione europea, ha spostato al 2 dicembre 2027 le regole per i sistemi ad alto rischio dell’allegato III. Per l’AI integrata nei prodotti fisici regolamentati dell’allegato I, la nuova data è il 2 agosto 2028.
L’articolo 50, invece, non è stato rinviato. Gli obblighi di trasparenza si applicano dal 2 agosto 2026 e, secondo la Commissione europea, riguardano quattro casi:
La Commissione elenca la marcatura e la dichiarazione al pubblico come due obblighi distinti, in capo a soggetti diversi. La marcatura leggibile dalla macchina spetta al fornitore del sistema. La dichiarazione al pubblico spetta a chi lo usa. La stessa fonte precisa che a tutti questi obblighi si applicano eccezioni specifiche.
Attenzione però: la proroga al 2 dicembre 2026 riguarda soltanto l’obbligo di marcatura previsto dall’articolo 50, paragrafo 2, e soltanto i sistemi di AI generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026. Per i sistemi nuovi la conformità è richiesta subito. Tutto il resto dell’articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026.
Se gestisci contenuti per clienti, un sito aziendale, una testata, un canale social o una campagna, farei subito questa verifica. Il rinvio al 2027 potrebbe non riguardarti affatto.
Questa è una lettura operativa delle scadenze pubblicate dalla Commissione europea, non un parere legale.
Il rinvio non riguarda l’intero AI Act. Secondo la Commissione europea, il Digital Omnibus è entrato in vigore il 27 luglio 2026 e ha spostato al 2 dicembre 2027 le regole sui sistemi ad alto rischio dell’allegato III. Per l’AI integrata nei prodotti fisici regolamentati dell’allegato I, la nuova data è il 2 agosto 2028; gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 si applicano invece dal 2 agosto 2026.
Secondo la Commissione europea, chi usa un sistema generativo deve dichiarare l’origine artificiale quando pubblica testi destinati a informare il pubblico su questioni di interesse pubblico che non sono passati da una revisione umana nel merito o da un controllo editoriale. La dichiarazione è prevista anche per chi usa questi sistemi per creare o manipolare immagini, audio o video che costituiscono deepfake. Gli obblighi si applicano dal 2 agosto 2026.
Secondo la Commissione europea, il fornitore deve progettare i sistemi che interagiscono con le persone in modo che queste sappiano di parlare con un’AI; se fornisce un sistema generativo, deve anche marcare i risultati in formato leggibile dalla macchina. Chi usa sistemi di riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte. Chi usa sistemi generativi deve invece dichiarare determinati deepfake e i testi pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico che non sono passati da una revisione umana o da un controllo editoriale.
Non sempre. La Commissione europea elenca marcatura e dichiarazione come due obblighi distinti, in capo a soggetti diversi: la marcatura leggibile dalla macchina spetta al fornitore del sistema generativo, mentre la dichiarazione al pubblico spetta a chi usa il sistema nei casi previsti. Una dichiarazione visibile non adempie quindi automaticamente all’obbligo tecnico attribuito al fornitore.
Sì, ma riguarda soltanto la marcatura prevista dall’articolo 50, paragrafo 2 e i sistemi di AI generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026. Per questi sistemi il termine è il 2 dicembre 2026. Tutti gli altri obblighi dell’articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026, e i sistemi nuovi devono essere conformi subito.
Non automaticamente. L’articolo 50 riguarda situazioni precise: interazione diretta con un sistema AI, marcatura degli output generativi, uso del riconoscimento delle emozioni o della categorizzazione biometrica, deepfake e testi pubblicati per informare su questioni di interesse pubblico che non sono passati da una revisione umana o da un controllo editoriale. La Commissione europea specifica che a tutti questi obblighi di trasparenza si applicano eccezioni specifiche.
Io partirei censendo gli strumenti usati, distinguendo il ruolo di fornitore da quello di utilizzatore e verificando marcature tecniche e dichiarazioni nei flussi editoriali. Controllerei anche i contenuti audiovisivi: dal 2 dicembre 2026 si applicano i divieti sui sistemi che generano deepfake sessuali non consensuali e materiale pedopornografico. È una lettura operativa delle fonti della Commissione europea, non un parere legale.
Per la stesura dell’articolo sono state consultate fonti ufficiali e documentazione tecnica relative a AI Act, rinviate alcune regole ma non per chi pubblica.
Riassume le regole europee di trasparenza applicabili ai sistemi di AI e ai contenuti generati o manipolati.
Apri fontePermette di verificare il calendario ufficiale di applicazione e di distinguere le diverse fasi dell’AI Act.
Apri fonteFornisce risposte istituzionali utili per interpretare ambito, soggetti coinvolti e principali obblighi del regolamento.
Apri fonteChiarisce che cosa contano come revisione umana e controllo editoriale, e che un controllo solo formale non basta a togliere l’obbligo.
Apri fonteRiporta il testo dell’articolo 50, comprese le condizioni che escludono l’obbligo di dichiarare i testi generati dall’AI.
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