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Ho costruito ServiceBoard, un software per MSP, parlando con l'AI. Cos'è davvero il vibe coding, come unisce PSA, RMM e Microsoft 365, e i suoi limiti.

Chi gestisce assistenza IT vive dentro dieci pannelli diversi. Il PSA per i ticket, l’RMM per i device, un portale per i backup, uno per l’antivirus, e poi l’amministrazione di Microsoft 365. Ogni lunedì la stessa caccia al dato, sempre la stessa.
Un paio di mesi fa mi sono stancato e ho deciso di costruirmi il pannello unico che mi mancava. Si chiama ServiceBoard, gira già in produzione e lo usiamo ogni giorno sul serio. Ma la parte che voglio raccontarti non è il prodotto: è come l’ho costruito, parlando con l’AI. Vibe coding, con tutti i suoi limiti.
Il vibe coding è un modo di programmare in cui descrivi a parole all’AI cosa vuoi, lei scrive il codice e tu correggi il risultato iterando, invece di scrivere ogni riga a mano. Il termine è di Andrej Karpathy, e ormai indica un metodo di lavoro preciso, non un gioco.
Una cosa che ripeto da due anni a chi mi segue: vibe coding non vuol dire programmare a caso. La prima cosa che ho fatto, con Claude Code, è stata costruire l’ossatura. Roadmap, documentazione divisa in cartelle, un file dedicato per ogni API da integrare, e l’architettura tecnica su GitHub, Vercel e Supabase. Su come Claude Code regge i workflow strutturati mi ero già fermato nell’articolo sui workflow dinamici con Claude Code.
Non è assenza di metodo. È metodo, più una velocità di iterazione che prima non esisteva. La rifinitura arriva dopo, ed è lì che il software cresce sui problemi veri.
ServiceBoard è il software che sto costruendo per chi gestisce assistenza IT: un pannello unico che, via API, collega PSA, RMM e il tenant Microsoft 365, e ci costruisce sopra dashboard, report, licenze e offerte.
L’idea è banale ma scomoda da realizzare. Per rispondere a una domanda semplice come “questo cliente è tutto a posto?” oggi devi aprire quattro portali diversi, ognuno col suo login e la sua logica. Invece di rincorrere i dati su strumenti separati, li faccio parlare via API e li porto in un posto solo.
Qui sfato il secondo mito. Non è che apri l’app, guardi una schermata e dici “questa fa schifo”. Il lavoro vero è più fine: gli spieghi cosa non va, gli mandi una foto come esempio, gli chiedi due o tre alternative, gli ridai il pezzo di codice sbagliato e glielo fai rifare ragionando sul perché. E le pagine le provi davvero dal browser, non a parole.
La cosa che ancora mi lascia a bocca aperta è un’altra. Scarico la documentazione di un’API, gliela passo, e in meno di dieci minuti ho un connettore che funziona al cento per cento, a volte in una sola iterazione. Prima erano giornate di lavoro.
Attenzione però: non è tutto liscio. Un bug mi ha fregato un pomeriggio intero, finché ho scoperto che il dato non si salvava perché il codice guardava nel posto sbagliato. Il grafico dei ticket veniva “due puntini su una diagonale” finché non gli ho insegnato a ragionare giorno per giorno. Il report perfetto sul desktop, da mobile si spaccava tutto. Solo che qui la chiudi in poche ore, non in due sprint.
Ti dico fino a che punto è comodo questo modo di lavorare. Il fine settimana scorso ero in vacanza in camper con la famiglia. Eppure ogni tanto tiravo fuori il telefono, mi collegavo da remoto a Claude Code, a volte parlandogli a voce, gli dicevo di andare avanti su un pezzo e poco dopo guardavo il risultato.
Niente scrivania, niente computer. Iteravo dal camper, con gli abbonamenti che pago già, senza tirare fuori un euro in più.
Oggi ServiceBoard mette quel caos in un contenitore solo. Ed è pensato multitenant fin dall’inizio, quindi è una vera applicazione SaaS: puoi dare un accesso anche ai tuoi clienti e ai partner, ognuno con la sua vista sui propri dati.
| Area | Cosa fa | Fonte dati |
|---|---|---|
| Ticket e SLA | Dashboard, SLA, stato clienti | PSA e RMM |
| Report | PDF, Excel, email automatici | Connettori |
| Licenze e device | Conteggi, margini, scadenze | RMM + M365 |
| Offerte | Bozza scritta dall’AI | CRM (Pipedrive) |
| Sicurezza M365 | Licenze, audit log, MFA | Microsoft 365 |
I connettori coprono i principali PSA e RMM, da HaloPSA ad Atera, Autotask, NinjaOne e Freshservice, mentre per la parte Microsoft 365 si appoggiano a Microsoft Graph.
In pratica: la domanda “quanto pago di licenze e quante ne uso davvero?” non richiede più mezz’ora di clic, te la risponde il pannello.
Meglio essere chiari, quindi mettiamo i paletti. ServiceBoard non sostituisce il tuo PSA o il tuo RMM: ci sta sopra e li fa parlare. Non è un tool di monitoraggio e non mette mano ai device. E non è l’ennesimo gestionale generico: è verticale, cucito addosso a chi fa assistenza IT.
Mi occupo anche di sicurezza, quindi questo pezzo per me viene prima di tutto. ServiceBoard non ti obbliga a usare la mia AI. Usi le tue chiavi API, così costi e controllo restano in mano tua. Per ora ho collegato OpenAI, ma allargare ad altri provider è questione di poco.
E se preferisci un modello tutto tuo in locale, ci agganci direttamente quello, così i dati non escono di casa. È la stessa logica dei modelli aperti di cui ho scritto parlando di Gemma 4 in locale o di un modello come MiniMax M3. In più c’è un’anonimizzazione su più livelli prima delle analisi, così ticket e informazioni dei clienti restano al sicuro.
Attenzione però: anche sul codice non vado a fiducia. Lo faccio rivedere da più modelli che si controllano a vicenda, e con un ecosistema di tanti tenant e tanti connettori i permessi granulari li ho verificati a uno a uno. Chi vede cosa non si può lasciare al caso.
La lezione vera è semplice. L’AI scrive codice da paura, ma il cervello che decide cosa ha senso costruire resta umano. Il valore non è “l’ho fatto fare all’AI”: è aver saputo dirle la cosa giusta, guardare il risultato con occhio critico e ripetere. Velocità da una parte, mestiere dall’altra.
È un progetto che mi prende le giornate da un paio di mesi, ed è anche il motivo per cui ultimamente mi hai visto pubblicare meno. Ero testa bassa su questo.
Sono partito dalla caccia al dato del lunedì, da quei dieci portali aperti per capire se un cliente è a posto. Oggi quella risposta sta in una schermata sola, costruita parlando con l’AI invece di scrivere ogni riga a mano. Funziona, gira in produzione, lo usiamo ogni giorno.
Non è un prodotto finito e impacchettato. È un cantiere aperto, costruito da chi quel lavoro lo fa davvero. Per questo ne parlo adesso: cerco occhi e feedback da chi vive lo stesso caos.
Il vibe coding è un modo di programmare in cui descrivi a parole all’AI cosa vuoi, lei scrive il codice e tu correggi iterando, invece di scrivere ogni riga a mano. Il termine è di Andrej Karpathy. Funziona bene quando conta arrivare al risultato, come negli strumenti interni.
Sì, ma a una condizione: prima costruisci l’ossatura. Roadmap, documentazione e architettura vanno definite all’inizio, poi inizia l’iterazione a voce. ServiceBoard gira in produzione, quindi non è un prototipo. Senza struttura, però, il vibe coding resta un giocattolo.
È un software per chi gestisce assistenza IT: un pannello unico che via API collega PSA, RMM e Microsoft 365 e ci costruisce sopra dashboard, report, licenze e offerte. È multitenant, pensato come applicazione SaaS con accesso anche per clienti e partner.
No. Non sostituisce niente: ci sta sopra e fa parlare gli strumenti che già usi. Non è un tool di monitoraggio e non mette mano ai device. È un livello di sintesi e governance sopra il tuo stack, non un rimpiazzo.
Usi le tue chiavi API, e se preferisci puoi collegare un modello in locale, così i dati non escono di casa. C’è un’anonimizzazione su più livelli prima delle analisi, e i permessi sono granulari per tenant. Il codice viene rivisto da più modelli prima della produzione.
È un cantiere aperto, non un prodotto in vendita su uno scaffale. In questa fase raccolgo manifestazioni di interesse da chi fa assistenza IT. Se ti interessa vederlo, scrivimi: ti mostro com’è fatto dentro e capiamo se risolve anche il tuo caso.
Per la stesura dell’articolo è stata consultata la documentazione ufficiale degli strumenti usati per costruire ServiceBoard.
Documentazione di Claude Code
Doc ufficiale dello strumento usato per il vibe coding di ServiceBoard, utile per verificare workflow, comandi e uso da remoto.
Panoramica di Microsoft Graph
Le API ufficiali con cui ServiceBoard legge licenze, audit log e stato di sicurezza dal tenant Microsoft 365.
Documentazione di Supabase
Il database e il backend usati nell’architettura di ServiceBoard, utili per verificare autenticazione e gestione multitenant.
Documentazione di Vercel
La piattaforma su cui gira il front-end di ServiceBoard, riferimento per deploy e architettura applicativa.
Se vuoi seguire questo cantiere e i prossimi test prima degli altri, iscriviti alla newsletter settimanale su francescogruner.it. E se gestisci assistenza IT e l’idea di un pannello unico ti interessa, rispondi a una di quelle email: non per vendertelo, ma per mostrartelo e capire insieme se ti semplifica la vita.