Ricevi la newsletter
Tool, prompt e workflow AI. Una volta a settimana, gratis.
Sei dentro. Da questa settimana ricevi la newsletter.
Gemini 3 ha superato GPT-5.1 e Claude nei benchmark chiave: reasoning, multimodalità, codice, agenti. È il modello più avanzato che Google abbia mai rilasciato. E con Antigravity Google introduce un IDE capace di lavorare in autonomia su codice, test e debugging. Se vuoi capire perché questo rilascio sta cambiando le carte in tavola, trovi tutto nell’articolo.

Il 18 novembre Google ha presentato due pezzi della stessa storia, ma con ruoli molto diversi: Gemini 3, il nuovo modello multimodale di punta, e Antigravity, un IDE costruito fin dall’inizio per essere usato dagli agenti.
Non è un semplice aggiornamento: è il primo passo concreto verso un mondo in cui l’AI non “suggerisce”, ma lavora dentro il progetto insieme a te, muovendosi tra editor, terminale e browser.
Negli ultimi mesi abbiamo visto tanti strumenti promettere automazione, reasoning, collaborazione. Questa volta, però, Google ha messo sul tavolo due componenti che si parlano davvero: un modello in grado di ragionare a lungo raggio e un editor pensato per lasciargli spazio operativo.
Per capire davvero come lavorano insieme Gemini 3 Pro e il nuovo IDE Antigravity, ho registrato un test completo: 34 minuti in cui sviluppo un’app Full-Stack da zero, collego un database Supabase e lascio lavorare l’agente AI su codice, terminale e debug.
Se vuoi vedere il comportamento “sul campo” dell’IDE agentico prima di leggere l’analisi tecnica, qui trovi il video:
Nel video mostro anche i limiti, gli errori, e come l’agente corregge in autonomia durante il vibe coding. Se ti interessa il dietro le quinte con tutto il troubleshooting, fammelo sapere nei commenti: lo pubblicherò come contenuto extra solo qui sul sito.
Gemini 3 nasce per ragionare, non solo per generare testo.
Google lo descrive come il suo modello più avanzato per reasoning, multimodalità e agentic performance, e dai benchmark si vede chiaramente.
Ricevi una guida pratica ogni settimana. AI, tool e automazioni.

Il dato davvero interessante è questo ultimo benchmark: non misura la scrittura di codice, ma la capacità del modello di portare avanti autonomamente compiti lunghi, con scelte, errori, correzioni e strategia.
È esattamente quello che serve per un IDE agentico.
Gemini 3 lavora con:
E gestisce un contesto enorme, fino a 1 milione di token, con output fino a 64.000 token.
Il pricing è molto chiaro:
È pensato per carichi enterprise, ma resterà competitivo anche per automazioni avanzate o workflow agentici.
Gemini 3 serve come motore, ma senza un ambiente operativo sarebbe “solo” un grande modello.
Qui entra in gioco Antigravity.
Antigravity è un fork di VS Code, ma con una differenza sostanziale:
non è ottimizzato per scrivere codice più velocemente… ma per lasciare spazio agli agenti.
Gli agenti possono:
Il tutto con permessi espliciti, log visibili e artefatti chiari (diff, piani, test, registrazioni).
È un approccio che ricorda Cursor e Windsurf, ma con una differenza evidente:
qui l’agente non lavora “accanto” all’IDE, ma dentro l’IDE, coordinando superfici diverse come terminale e browser.
Un dettaglio curioso: Ollama ha aggiunto Gemini 3 Pro Preview nella propria libreria cloud, con supporto multimodale completo e contesto da 1M token.
Lo trovi qui:
https://ollama.com/library/gemini-3-pro-preview
Non è un modello scaricabile localmente (è marcato cloud), ma significa che:
Ottimo per sperimentare se non vuoi aprire per forza l’IDE di Google.
Gli strumenti sono già disponibili:
→ Gemini 3 su Google AI Studio
https://aistudio.google.com
→ Antigravity (IDE agentico)
https://antigravity.google/
→ Gemini 3 Pro Preview su Ollama (cloud)
https://ollama.com/library/gemini-3-pro-preview
→ Costi API Gemini 3 Pro: https://ai.google.dev/gemini-api/docs/pricing?hl=it
→ Guiida API: https://ai.google.dev/gemini-api/docs/gemini-3
Il rollout è ancora un po’ instabile: alcune funzioni compaiono, spariscono, poi tornano.
Classico Google quando rilascia qualcosa in anticipo.
L’impressione generale, usando Gemini 3 e Antigravity, è che Google abbia deciso di fare sul serio. Non stiamo parlando dell’ennesimo “assistente che completa il codice”, ma di un modello che riesce a muoversi nel progetto come un collaboratore vero, con un editor costruito apposta per farlo lavorare senza intralci.
Per chi sviluppa o automatizza processi, la novità non è tanto la potenza del modello, ma la continuità operativa: codice, terminale, browser integrato, piani di lavoro e correzioni visuali nello stesso posto. È un ambiente che prova a gestire attività complesse come un flusso unico, senza spezzettarle in dieci prompt.
Ollama che lo mette subito a disposizione in cloud dimostra quanto l’ecosistema si stia allargando rapidamente: non devi nemmeno aspettare Antigravity per testare il modello, puoi già usarlo nei tuoi workflow abituali.
Ci saranno limiti, instabilità, funzionalità che scompaiono per qualche ora-succede sempre nella fase preview.
Ma la direzione è chiara: stiamo entrando in un momento in cui gli IDE diventano ambienti condivisi tra sviluppatore e agente, e questo cambia il modo di progettare un’applicazione, fare debug o costruire automazioni.
Nei prossimi giorni registrerò un video dedicato, così posso mostrare i test reali e il comportamento del modello dentro Antigravity e nei miei flussi di lavoro. Appena è pronto aggiornerò questo articolo con il link.